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Trek Madone 7

8 ottobre 2013
È leggera, veloce, “estrema” nelle prestazioni, ma allo stesso tempo semplice da gestire. Nella taglia 52 sfiora gli 800 grammi
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    Trek madone 7

    Madone serie 7 atto secondo. A distanza di un anno dal lancio del nuovo e innovativo Madone (quello con il freno sotto la scatola movimento, per capirci), Trek propone un restyling molto aggressivo del suo top di gamma. Giù col peso per contrastare la concorrenza su un terreno, quello della leggerezza, che fa ancora “audience” e presa sul pubblico dei cicloamatori. Lo farebbe anche sui ciclisti professionisti, ma loro hanno il limite Uci fissato a 6,8 kg. 

    Il telaio

    È uno dei prodotti più tecnologici e ricchi di contenuti tecnici sul mercato. Viene progettato e costruito interamente negli Stati Uniti, perché utilizza una fibra di carbonio speciale (serie 700 Oclv) che viene impiegata in ambito militare (coperta da segreto) e che, quindi, deve essere lavorata per legge all’interno dei patri confini. Il design dei tubi è stato completamente stravolto rispetto alla versione precedente: questi hanno forma Kvf , a profilo “troncato”, che deriva dallo Speed concept, il telaio da crono super vincente con Fabian Cancellara. L’integrazione degli elementi è stata un’altra delle linee guida degli ingegneri che hanno scelto una via di mezzo tra le soluzioni super-tecnologiche e super-complicate, e quelle più semplici optando per il freno anteriore semi-integrato nella forcella e spostando quello posteriore sotto la scatola movimento. Abbastanza ampia (lo standard è BB90) da poterlo ospitare.

    Entrambi si regolano velocemente e facilmente e sono compatibili con la maggior parte delle larghezze ruota in commercio. Il Madone serie 7, inoltre, è compatibile sia con i montaggi tradizionali con gruppi meccanici, sia con quelli a spunto elettrico. Massima “flessibilità” per quanto riguarda la collocazione della batteria: sotto la scatola oppure all’interno del tubo verticale (forma tonda). Dettaglio semplice, ma utilissimo, il “chain keeper” (il salvacatena) 3S posto sul verticale e che impedisce alla catena, in caso di caduta all’interno, di rovinare il telaio. Presente anche il sensore Duotrap che integra il lettore di cadenza e velocità all’interno del fodero sinistro. Funziona con tutti i principali sistemi wireless (senza fili) Ant+ copresi Bontrager, Garmin, Quarq ed Srm.

    L’assemblaggio

    La bici della prova è un assemblaggio abbastanza standard, ma di grandissima qualità. Lo Sram Red è ancora in versione dieci velocità per motivi legati alla tempistica del test, mentre le consegne per l’anno in corso e quello nuovo prevedono già l’opzione 22, cioè con undici pignoni posteriori. Spiccano le ruote Bontrager Aeolus 3 (altezza dei cerchi di 35 mm) per copertone. Ruote mai provate prima d’ora, che ci hanno sorpreso decisamente in senso positivo. Sono molto versatili, leggere, che se le cavano egregiamente in tutti i contesti in cui le abbiamo messe sotto pressione: pianura, salita e discesa. Molto buona anche la frenata con i pattini cork (in sughero) assolutamente modulabile, mai troppo aggressiva.

    Ci ha convinto anche la sella team, una “poltrona” con la quale si entra da subito in perfetta sintonia. È comoda, appena formata, consente ampi margini di spostamento avanti e indietro anche ai ciclisti abituati a muoversi molto. Il power meter Quarq non fa parte dell’allestimento perché lo abbiamo montato al posto della guarnitura originale in occasione del test-ride all’Etape du Tour. La bici in questa configurazione costa 8.100 euro. Come sempre per il mercato italiano, c’è anche l’opzione kit telaio: telaio, forcella, serie sterzo, reggisella e freni. Costa 3.999 euro.             

    La prova

    In questa configurazione sfiora la perfezione. Veramente difficile pretendere di più. È leggera, scorrevole, incredibilmente “vivace” in salita e veloce in pianura. Si guida molto bene in discesa. L’abbiamo utilizzata per circa 500 chilometri a casa e poi ci abbiamo fatto la tappa del Tour Annecy-Annecy Semnoz. La diciannovesima frazione della Grande Boucle, l’evento destinato ai cicloamatori. Un test probante in tutto e per tutto. Abbiamo scelto la geometria H1 (quella race) perché ci piace la posizione in sella, in particolare il baricentro basso.

    La qualità che ci ha impressionato di più è la facilità con cui si riesce a cambiare il ritmo, ovunque. Pianura o salita non c’è differenza. Le accelerazioni sono vibranti e sembra anche più semplice tenere alto il ritmo. A questo proposito una nota di merito va assegnata alle ruote Bontrager Aeolus 3 D3 che sono scorrevolissime e i copertoni (sempre Bontrager) pure, oltre che comodi e precisissimi in piega, in curva. Uno dei pregi di questa bici è che, pur essendo di altissima gamma, ti da immediatamente confidenza. Bastano pochi metri e sembra di usarla da una vita. Non a caso ci siamo fatti conquistare e l’abbiamo utilizzante su un tracciato impegnativo come quello della diciannovesima tappa del Tour, con più di 3.500 metri di dislivello. Tanta salita e tanta discesa, un tracciato tortuoso e difficile.  

    © RIPRODUZIONE RISERVATA
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