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La storia di Tommaso

19 febbraio 2015
Redazione Ciclismo
Designer 38enne che vive a Milano, Tommaso Bossetti è uno di quegli atleti amatori che ama l’endurance: «Amo la sensazione di tenere il mio cuore e la mia respirazione al limite tra l’aerobico e l’apnea»
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    La storia di tommaso

    Vi raccontiamo la storia di Tommaso Bossetti, 38enne, designer che vive a Milano. Va in bici da 5 anni. Percorre all’anno circa 2.000 in sella. Nelle altre discipline ne registra 1.300 nella corsa e un centinaio nel nuoto. Pratica il Triathlon da 4 anni.

     

    Il fascino di questa disciplina?

    «Mi piace la multidisciplinarietà, ovvero la varietà di ambienti e di allenamenti. In generale mi piace l’endurance, amo la sensazione di tenere il mio cuore e la mia respirazione al limite tra l’aerobico e l’apnea».

     

    Come ti alleni?

    «In questo periodo faccio molti rulli, cosa che non avevo mai fatto prima e mi tengo il weekend per l’uscita più lunga in gruppo. Con un clima più mite, so che posso allungare le distanze e abbandonare i rulli, mentalmente faticosi».

     

    Hai un personal trainer?

    «Per preparare l’Ironman, nonostante il mio è un approccio molto amatoriale, mi faccio consigliare da un grande professionista come Andrea D’Aquino, che in amicizia mi indica il modo migliore per sfruttare al massimo il poco tempo che dedico a questo obiettivo. Andrea è coach di Giulio Molinari e della squadra sportiva dei Carabinieri, di cui fanno parte anche Alesandro Fabian, Massimo De Ponti e Daniel Hofer. Un po’ pretenzioso affidarsi a lui, ma tutto è nato per caso, per vicinanza con il mio club sportivo Hibiscus e con il nostro main sponsor Frugeri. I suoi consigli sono utilissimi e posso riassumerli in una gran varietà di attività, sempre diverse, nel ritmo, nella durata, nella lunghezza. I suoi racconti, incentrati sulle sue vittorie e quelle dei suoi ragazzi, sono un grandissimo stimolo».

     

    La tua salita?

    «Amo la Calogna, sul Lago Maggiore, è una salita lineare, al 6-7%, permette di fare ottime Sfr (salita forza resistenza), in un contesto fantastico con la vista su tutto il lago. La Calogna è anche parte del percorso dell’Aronamen, Triathlon medio 70.3, la mia gara preferita, da cui è partito tutta la mia passione per la triplice disciplina. Qualche volta, in inverno, si può incrociare anche Ivan Basso, che sale con rapporti lunghissimi. Per sfr, appunto».

     

    A cosa punti quest’anno?

    «Un solo obiettivo, l’Ironman di Klagenfurt, per arrivarci preparato però dovrò superare almeno un paio di 70.3 e una maratona. Farò gare come allenamento, che fino all’anno scorso rappresentavano l’obiettivo della stagione».

     

    Cosa consigli a chi si avvicina al Triathlon?

    «Di buttarsi, come ho fatto io, non pensare troppo alle difficoltà nel nuoto e alla paura di trovarsi soli in bici o di arrivare senza forze alla frazione da fare di corsa… Meglio fare le cose, al proprio livello col giusto ritmo. Dopo  la prima, ci si accorge che quelli che erano muri mentali verranno facilmente abbattuti».

     

    Il tuo campione di riferimento?

    «Per forza di cose, dico Giulio Molinari. Oltre a essere un campione ho avuto occasione di parlarci e di uscire anche in bici con lui. Un professionista e una persona piacevolissima».

     

    La tua campionessa preferita?

    «Tutte le ragazze sono forti, rispondo Martina Dogana, ma non avendone una preferita non vorrei togliere niente a Annamaria Mazzetti, Sara Dossena, Alice Betto».

     

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