x

Sempre in contatto con la tua passione?

Iscriviti alla newsletter

Speciale EICMA 2015

Scorri le marche in verticale

Vota e vinci la moto più bella del Salone di Milano

Undicesima edizione del concorso "Vota e vinci la moto più bella del Salone".

Shimano Ultegra Di2 disc

24 ottobre 2013
Alessandro Turci
Prova in anteprima del gruppo Shimano Ultegra Di2 con freni a disco idraulici. Etna experience
  • Salva
  • Condividi
  • 1/10

    Shimano ultegra di2 disc

    I freni a disco sulle bici da strada. È un po’ che se ne parla, le aziende ci lavorano, chi ci crede, chi meno. Servono, non servono, le discussioni si susseguono. Intanto, due tra i produttori più importanti di componenti a livello globale (Shimano e Sram) si danno da fare per non farsi trovare impreparati se, ma questo è tutto da capire, l’Uci, la federazione mondiale che gestisce il ciclismo, deciderà di deliberarli per le gare dei professionisti. Nel frattempo, Shimano ha lanciato la versione Ultegra Di2 (l’elettromeccanica) con impianto frenante idraulico con dischi. La presentazione è avvenuta a Zafferana Etnea, in Sicilia, alle pendici del vulcano Etna. Ci hanno messo a disposizione una Bmc Granfondo (visibile nella gallery di immagini allegata) con telaio in alluminio. Bici caratterizzata dalla geometria compatta e confortevole, adatta al pubblico degli entusiasti. Per due volte sono salito sull’Etna, la prima fino al rifugio Sapienza (2.000 metri slm), la seconda fino a circa 1.700 metri. A entrambe le salite sono corrisposte le relative discese, lunghe e pedalabili, anche veloci in alcuni tratti (ho toccato gli 80 km/h, dato Garmin), ideali per mettere alla prova l’impianto frenante. Le prime impressioni. La potenza: la differenza tra un impianto tradizionale e uno con dischi (Shimano, ben attenzione) è sensibile. Il secondo è molto più potente. Serve tutta questa potenza? Questo è un discorso da approfondire. Limite: non è rappresentato dal “lavoro” dei dischi, bensì dalle gomme. La superficie esigua offerta dai copertoni e la relativa pressione di gonfiaggio (spesso alta), rappresentano i limiti reali per la frenata. Opinione confermata dal tecnico giapponese presente all’evento. Cioè, si può frenare finché si vuole, ma all’errore di valutazione dei tempi di arresto corrisponde l’inchiodata (ruote bloccate). Il “tiro”: più si va forte e, quando si frena, più si sente il disco che tira la forcella verso sinistra. Anche durante le curve, soprattutto se si gira verso destra la bici tende a sovrasterzare. Soluzioni? Depotenziare l’impianto (Shimano adotta un cavo più morbido per il freno anteriore), oppure il doppio disco. In compenso, la prima frenata su strada dritta è strepitosa. Dubbi? Quanto possa essere compatibile un impianto così potente con telai molto leggeri (meno di 800 grammi dichiarati), soprattutto con forcelle di 280 grammi, pesi che caratterizzano oggi il mercato dell’alta gamma. La bici che ci è stata consegnata per testare i materiali, infatti, pesava (a sensazione) intorno agli otto chili. Conclusioni: siamo agli albori di una nuova tecnologia per quanto riguarda le bici strada, tutta da provare e migliorare, evidentemente. Pertanto è poco utile esprimere giudizi definitivi in questa fase, anche da parte di noi addetti ai lavori, abituati per molti anni a un sistema frenante completamente diverso. La prova completa e gli approfondimenti tecnici sul fascicolo di Ciclismo di dicembre 2013.                           

     

    © RIPRODUZIONE RISERVATA