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Giro 2016: un percorso equilibrato

5 October 2015
di Filippo Cauz
Presentata all'Expo di Milano la novantanovesima edizione della Corsa Rosa. Un percorso meno duro degli ultimi anni, che attraverserà quattro paesi diversi per una gara che si fa sempre più internazionale
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    Giro 2016: un percorso equilibrato

    Dopo anni di vernissage tra teatri e auditorium, il Giro d'Italia ha deciso di smettere i vestiti eleganti e indossare abiti d'affari per lanciare la sua edizione del 2016, la cui presentazione avviende all'interno del polo fieristico di Expo2015. Una scelta quantomai esplicita che sottolinea come l'obiettivo della Corsa Rosa sia quello di allargarsi sempre di più oltre i confini del Belpaese, trasformandosi anno dopo anno in un evento davvero internazionale.

    Un ampliamento del palcoscenico della corsa ben rappresentato dell'edizione in arrivo, che complice un piccolo sconfinamento in Germania nel corso delle tre tappe olandesi di apertura e un weekend conclusivo a cavallo del confine tra Italia e Francia, finirà per toccare ben quattro paesi diversi. Ed è una dimensione internazionale che si ritrova già in questa cerimonia di presentazione, inaugurata dal presidente dell'Uci Brian Cookson e omaggiata da tanti campioni: i due iridati Peter Sagan e Vasil Kiryienka, il vincitore del World Tour Alejandro Valverde, la maglia rosa uscente Alberto Contador, il fresco dominatore del Lombardia Vincenzo Nibali, oltre a Philippe Gilbert, Marcel Kittel, Tom Dumoulin e un emozionato Ivan Basso che in chiusura di presentazione ha salutato il mondo del ciclismo dpo 30 anni in sella.

     

    La novantanovesima edizione

    Il Giro che verrà sarà la novantanovesima edizione, un numero fortemente significativo che rappresenta "l'attimo prima dell'eternità": una corsa che aggiunge altri 3.383 km ai 352mila km percorsi in quest'ultimo secolo abbondante. "E' quasi la distanza dalla Terra alla Luna", come ricorda il direttore della Gazzetta dello Sport Andrea Monti introducendo il tracciato della prossima edizione. Un percorso che si distacca in parte dalla recente tradizione di "corsa più dura del mondo", presentandosi più equilibrato e aperto alle più svariate soluzioni, soprattutto all'inventiva di quelli che saranno i suoi protagonisti. Gli ingredienti ci sono tutti: tre cronometro individuali (una brevissima da 10 km, una media e vallonata da 40 km e altri 10 km di cronoscalata), un finale con 6 km di strade bianche ad Arezzo, sei tappe per velocisti, otto frazioni di media montagna adatte ad attaccanti e invenzioni e quattro tappe di alta montagna.
    Si parte, come era noto, dalla regione del Gelderland, nei Paesi Bassi, e in particolare dall'interno del velodromo di Apeldoorn
    , da cui prenderà via la cronometro inaugurale connettendo finalmente due pilastri del ciclismo come la pista e la strada. Dopo due tappe facili e un giorno di riposo si arriva in Calabria. Da qui in poi il disegno della corsa sarà pressochè continuo, alleggerendo i corridori e la carovana tutta di quei lunghi trasferimenti che spesso hanno creato forte malcontento in gruppo. La prima parte della corsa è all'insegna delle incognite, come sempre, fino alla cronometro sulle colline dei Chianti, la terza consecutiva a disputarsi tra i vigneti dopo il Piemonte del 2014 e il Veneto del 2015.

    Ma bisognerà aspettare fino alla quattordicesima tappa per spingere la carovana in alta montagna; un'attesa lunga che sarà ripagata da un tappone dolomitico di quelli che non si vedevano da anni: tra alpago e Corvara sono 5300 metri di dislivello in 210 km. Chi riuscirà a sopravvivere sarà messo subito a dura prova dalla cronoscalata verso la scenografica Alpe di Siusi del giorno successivo, prima dell'ultimo riposo e dei sei giorni finali, in cui il Giro correrà nuovamente l'azzardo di spingersi ad alte quote. Freddo e neve permettendo, si andrà infatti oltre i 2700 del Colle dell'Agnello (diciannovesima tappa) e del Col de la Bonette, in quella ventesima frazione che ricorda quasi una di quelle giornate cui ci ha abituato la Vuelta negli ultimi anni, con 4000 m di dislivello concentrati in 134 km fino alla cima di S.Anna di Vinadio. Da lì la vista spazierà sulla Torino che accoglierà l'ultima volata, e oltre su tutta l'Italia e tutta l'Europa, abbracciata da un'edizione della Corsa Rosa che ha scelto come suo simbolo un 99 stilizzato in due virgolette chiuse. Quelle virgolette che a Torino chiuderanno il nuovo capitolo di una storia lunga cent'anni, e oltre.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA