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Mondiale di Richmond: le pagelle

28 September 2015
di Filippo Cauz
Dalla gara perfetta di Peter Sagan alla difesa coriacea di Micha? Kwiatkowski, analizziamo la prestazione di vincitori e vinti della prova iridata di Richmond 2015
Mondiale di Richmond: le pagelle

Mondiale di richmond: le pagelle

E’ Peter Sagan il campione del mondo 2015: il venticinquenne slovacco, corridore dal talento smisurato ma a cui fino ad oggi era sempre sfuggita la grande vittoria, conquista la maglia iridata con uno scatto bruciante sull’ultimo salita, togliendosi letteralmente di ruota Greg Van Avermaet ed Edvald Boasson Hagen, per poi aumentare il suo vantaggio in discesa fino all’arrivo. Sul podio con lui salgono Micheal Matthews e Ramunas Navardauskas, mentre restano a mani vuote Belgio e Olanda, che avevano animato la corsa, e un’impalpabile squadra italiana. Ecco i nostri voti ai protagonisti della prova iridata.

Peter Sagan  10
Una gara ai limiti della perfezione. Lo slovacco frena la sua irruenza in corsa, aspettando con pazienza il momento giusto, per poi esibirsi in pochi chilometri in un vero e proprio spettacolo di classe e potenza. Una vittoria che riscatta troppi piazzamenti e troppi delusioni, e che fa felice il ciclismo tutto, come dimostrano i complimenti sinceri che gli porgono tutti gli avversari dopo il traguardo. Anche per un fenomeno come lo slovacco, non è facile riscattare le sconfitte: Sagan a Richmond ce l’ha fatta e la sua dedica a tutte le persone nel mondo che sognano il cambiamento è il finale più bello che si potesse immaginare per la settimana iridata.

Micheal Matthews  7
Segue alla lettera il compito assegnatogli: farsi trovare davanti all’ultimo giro e sprintare più forte che può sotto il traguardo. Nulla può però contro un Peter Sagan fenomenale.

Ram?nas Navardauskas  7
Su un percorso rivelatosi più difficile del previsto e in grado di esaltare chi sa spingere lunghi rapporti anche dopo 260 km, il lituano ottiene forse il risultato più importante della sua carriera. Una medaglia meritatissima, che non arriva per caso.

Alexander Kristoff, Alejandro Valverde  5
Riescono a farsi trovare davanti nel finale e chiudono tra i primi cinque, ma per due favoriti della vigilia -invisibili per tutta la gara- è troppo poco.

Micha? Kwiatkowski  7
Alla partenza della corsa si è sfilato dopo un anno la maglia di campione del mondo conquistata a Ponferrada, ma per tutta la durata della gara ha provato in ogni modo a rivestirla. La squadra polacca, benchè non al livello di dodici mesi fa, si è dimostrata ancora all’altezza, ma le gambe del capitano non erano le stesse. Resta comunque da applaudire una difesa così coriacea da parte di un campione che sarà protagonista di queste prove ancora per diversi anni.

John Degenkolb  6.5
Tra i grandi favoriti è quello che si espone di più: corre sempre in testa al gruppo e si lancia addirittura a ruota di Zden?k Štybar nell’ultima ascesa a Libby Hill. Alla fine si rivela una tattica che non paga, ma è impossibile bocciare un corridore con un carattere simile.

Edvald Boasson Hagen  3
Nel finale è lì, nella posizione ideale per ricucire sulla sparata di Sagan e provare a giocarsi le sue carte o a favorire il ritorno del gruppo di Kristoff. Invece non fa ne’ l’una ne’ l’altra cosa, ma lascia il lavoro sulle spalle di Greg Van Avermaet e inizia a girarsi platealmente aspettando non si sa cosa. Comportamente identico a quanto fatto al mondiale di Valkenburg nel 2012, recidivo e nuovamente sconfitto.

Andrey Amador, Ian Stannard  8
Ci provano e ci riprovano a portare via la fuga giusta, ma il percorso è quello che è e i colleghi si dimostrano raramente disponibili a collaborare. Una giornata di grandi sforzi sempre vanificati. Se ci fossero stati colleghi con la stessa voglia di attaccare, specie tra le squadre che meno potevano contare su una vittoria negli ultimi chilomentri, la corsa sarebbe andata in maniera differente. Ma l’assenza di altri corridori all’altezza non toglie nulla alla splendida prova di chi ha avuto il coraggio di correre sempre all’attacco.

Tom Boonen  7.5
Il più grande tra i grandi di una generazione ormai tramontata. Pur partendo dietro a Gilbert e Van Avermaet nelle gerarchie di squadra, Tommeke sforna sui muretti di Richmond una prestazione sontuosa, con un forcing a 80 km dal traguardo per saggiare le ruote del gruppo e un ruolo da protagonista nell’unica fuga di grandi nomi. A fine giornata è sicuramente il volto più positivo della formazione belga, e il suo sorriso mentre si complimenta col vincitore Sagan è l’immagine più bella della giornata.

Elia Viviani  6.5
Sfrutta una condizione straordinaria per ricucire tutto solo sulla fuga di Kwiatkowski e Boonen. Probabilmente non era quello il suo ruolo, ma dimostra un’attenzione notevole nel coprire la falla. Nel finale arriva con le energie al lumicino, ma al di là del piazzamento è il migliore degli italiani.

Belgio, Olanda  6.5
Sono le due squadre che movimentano la gara, trasformando un tracciato non troppo selettivo in una corsa tatticamente difficile. Dal punto di vista dello spettatore, andrebbero promosse a pieni voti, ma il loro encomiabile lavoro finisce senza raccogliere risultati. Vanno ringraziate ugualmente, perchè senza di loro avremmo probabilmente assistito ad una prova molto più noiosa.

Spagna  5
Quando prova a scombinare le carte con Joaquim Rodriguez riesce a far esplodere il gruppo, tanto da isolare un plotone ben nutrito con tutti i suoi capitani. La squadra iberica però non crede a fondo nell’azione, l’unica possibile in mancanza di finisseur, e il tentativo va a vuoto velocemente.

Italia, Francia  4
Formazioni importanti al via ma impercettibili in gara. Pagano la giornata no dei propri leader (Ulissi e Nibali da una parte, Bouhanni e Alaphilippe dall’altra), ma il loro atteggiamento è troppo rinunciatario sin dal via.

Ivan Stevic  10
Corridore serbo dal curriculum semi-sconosciuto, è l’uomo immagine della fuga a otto del mattino e di tutti gli attaccanti senza speranze della giornata, da chi come lui non ha quasi mai toccato il professionismo a corridori più famosi e desiderosi di riscatto come l’eroe di casa Taylor Phinney. Stevic perde le ruote dei compagni di fuga intorno ai 110 km dall’arrivo, passa sotto il traguardo da solo mimando un inchino e accosta ai box per ritirarsi tra gli abbracci della squadra. Ha fatto 150 km al campionato del mondo, per corridori come lui è come una vittoria.

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