La salita al Col du la Madone

Si trova appena dietro Mentone, cittadina sul mare appena dopo il confine con l’Italia, a circa 400 km da Milano, sede del nostro giornale, quindi tre ore e trenta minuti di autostrada rispettando pienamente i limiti di velocità. È una salita abbastanza famosa, che ha dato anche il nome al telaio più importante della gamma strada Trek, il Madone appunto. La location è fantastica, perché ai piedi della salita c’è il mare e lo spettacolo è mozzafiato non appena si arriva in Riviera. Soprattutto quest’anno, con questa primavera disgraziata. Rispetto al capoluogo lombardo ci sono circa 4-5° C di più (almeno), quindi vale la pena caricare la bici in macchina e, almeno una volta, provare a fare questa scalata anche in giornata.

Riscaldamento veloce e si parte 

I primi metri della salita si trovano alla periferia di Mentone, quindi occorre fare qualche chilometro di riscaldamento sul lungomare. Il posto è bellissimo, ma la strada litoranea è tutt’altro che amichevole per i ciclisti. È stretta e molto percorsa dalle automobili. Il tempo per scaldarsi è molto personale, ma una ventina di minuti al massimo mezz’ora sono più che sufficienti per “fare la gamba” e togliersi di mezzo dal caos.

Si deve imboccare la via per l’autostrada, che nel primo chilometro e mezzo è bella tosta con pendenze che toccano e superano il 10%. Meglio prendersela con calma, perché l’ascesa totale (se si vuole arrivare fino al culmine estremo) è lunga circa 15 km. Quindi, nella migliore delle ipotesi, circa un’ora di pedalata. Il primo bivio “importante” si trova in cima alla prima rampa, si deve seguire l’indicazione per StAgnes-Gorbio e poi non si deve mai abbandonare la strada principale. Per circa due chilometri la salita è abbastanza “chiusa”, ma successivamente il panorama è bellissimo. Lo scenario si apre e ad ogni tornante si può vedere il mare alle spalle. Le pendenze, che all’inizio sono più importanti, si addolciscono man mano che si sale e, una volta preso il passo, si sale molto bene con un buon giro di gambe. Soprattutto nella parte di mezzo è praticamente perfetta per testare la condizione perché è una salita di ritmo.

L’ultimo bivio importante si trova a circa cinque chilometri dalla fine della salita. Si deve prendere la strada per Peille. Da quel momento in poi, la qualità dell’asfalto cambia sensibilmente in peggio (purtroppo) e, passate un paio di gallerie, peggiora definitivamente. Il motivo? Si abbandona la vista mare e si entra in una valle chiusa, anche molto più fredda perché meno battuta dal sole. Indossare il casco è ancora più importante, perché la montagna a strapiombo sulla strada ogni tanto “perde” qualche sasso, anche di media dimensione, con i pericoli del caso per i ciclisti e pedoni. Dal bivio, la pendenza della strada si addolcisce e diventa molto più facile trovare il proprio ritmo. In cima alla salita si possono fare due cose. Anzi tre. La prima è ammirare il panorama e compiacersi della performance. Poi si deve decidere. Scendere e continuare il giro dall’altra parte, arrivando a Nizza, oppure girare la bici di 180° e tornare indietro.

I rapporti

La salita che porta al Col du la Madone da Mentone è difficile, ma non difficilissima. Con una guarnitura compact 50-34 si può fare benissimo. A mio avviso, con una cassetta posteriore 12-25, l’85-90% dei ciclisti la può affrontare tranquillamente. La pendenza media è intorno al 7%, importante, ma fattibile, con tratti che consentono di recuperare fiato ed energie. La lunghezza totale è di circa 15 km e si scollina a circa mille metri sul livello del mare. Soprattutto in primavera è consigliabile portarsi appresso un giubbino antivento a maniche lunghe per affrontare la discesa. Si arriva in cima abbastanza sudati e l’aria, soprattutto nella prima parte della discesa e per via della velocità, è ancora freddina. A chi lo desiderasse potremmo spedire il file Garmin, allegarlo è impossibile in quanto troppo grande.                

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