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La medaglia di Barbara

29 September 2015
A pranzo con Barbara Guarischi, medaglia d’oro al Mondiale statunitense appena concluso nella crono a squadre. Racconta l’emozione della vittoria conquistata con la maglia Velocio-Sram, insieme a Alena Amialiusik, Lisa Brennauer, Karol-Ann Canuel, Mieke Kroeger e Trixi Worrack
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    La medaglia di barbara

    Un pranzo con la campionessa del mondo della cronometro a squadre Barbara GuarischiCe lo raccontano Giorgia e Carlo Monguzzi (si possono leggere post appassionati e vedere foto dei nostri beniamini su “Il sogno di una bicicletta di corsa”), invitati per un piatto di pasta ai pomodorini, per iniziare.

    Gentilezza ed emozioni sportive, con un’atleta che ha portato un po’ d’Italia sul primo gradino del podio del Mondiale di Richmond. Con il team Velocio-Sram, insieme a Alena Amialiusik, Lisa Brennauer, Karol-Ann Canuel, Mieke Kroeger e Trixi Worrack, ha conquistato la medaglia d’oro nelal cronometro a squadre. Di come è andata quel giorno, ma soprattutto nei giorni di preparazione, lo scopriamo in queste righe…

     

     

    Il mondiale di Barbara Guarischi, lecchese classe ’90, in forza alla Velocio Sram, è iniziato il 10 settembre quando insieme alla sua squadra è atterrata a Richmond. Il giorno successivo sono iniziati gli intensi, ma graduali, lavori di preparazione per raggiungere il massimo della forma per la prova a cronometro a squadre, che si sarebbe disputata da lì a 10 giorni.

    Le ragazze del forte team americano si sono allenate giornalmente costantemente filmate dallo staff. Motivazione? Scovare, rivedendo le varie prove, le traiettorie migliori e organizzare alla perfezione i cambi durante il Mondiale. Conoscevano già tutte molto bene il circuito perché avevano avuto l'occasione di visionarlo in occasione del Giro della California del maggio scorso. Ma c’era una grande incognita. Il terreno del tracciato è fin da subito apparso instabile e costellato di buchi. Sono stati proprio questi i colpevoli delle numerose cadute avvenute durante le ricognizioni e la gara, a discapito di formazioni sia maschili sia femminili.

     

    Come si disegna la strategia vincente

    I nomi delle sei convocate per la prova mondiale erano noti già da tempo per cercare di trovare il feeling ideale per puntare alla medaglia più preziosa, l'unica in dubbio tra queste era proprio Barbara Guarischi, per via di un inizio agosto costellato da problemi fisici. Per questo ha dovuto lottare contro il tempo per raggiungere il massimo della forma.

    Il criterio di scelta adottato dalla squadra non si è basato tanto sulla forza di ogni singola atleta quanto sulla fiducia che ognuna poteva riporre sulle proprie compagne. Tutto è stato studiato nei minimi particolari, si è data molta attenzione allo strappo collocato alla fine del tracciato, il punto cruciale della prova che sicuramente avrebbe fatto la differenza. Si è optato per un ritmo regolare senza particolari accelerate per cercare di portare almeno quattro atlete al traguardo ed è stata proprio questa la scelta vincente della Velocio, che è riuscita a portare a casa la medaglia più importante lasciandosi alle spalle la Boels Dolmans di Ellen Van Dijk che proprio sulle pendenze finali, affrontate troppo velocemente, ha visto sfumare le speranze di vittoria.

     

    Il ricordo: “È stata questione di un attimo, un'emozione straordinaria!”

    Barbara, non presentandosi al massimo della forma, è stata designata a lavorare nella parte iniziale: infatti, tra il primo e il secondo intermedio, subito dopo il tratto tecnico, ha perso le ruote delle compagne e ha proseguito la sua corsa da sola. Ha pedalato fino al traguardo a ritmo regolare, domandandosi in continuazione come stesse andando la gara di tutte le altre. “Mi sentivo quasi isolata da tutto il resto perché, essendo il mio team partito per ultimo, mi trovavo proprio al termine della corsa, inconsapevole di chi avesse ottenuto il miglior tempo. La risposta a tutti i miei quesiti l'ho ottenuto in cima al fatidico strappo: un fotografo italiano mi ha chiamata a gran voce dicendomi che molto probabilmente avevamo vinto. Stentavo a crederci, ma poco dopo ne ho avuto la totale conferma. Sul rettilineo di arrivo il pubblico ha iniziato a batterle le mani all'unisono e a urlarle “you win, you win”. Solo in quel momento mi sono resa conto di cosa eravamo appena riuscite a realizzare! Sono corsa a cercare le altre, ne ho trovate due stremate, quasi faticavano a reggersi in piedi, mentre le altre tre del gruppo erano state già condotte nel tendone per le premiazioni. È stata questione di un attimo, un'emozione straordinaria!”.

    Un’emozione condivisa con gli appassionati di tutto il mondo, che le hanno ammirate strette in un forte abbraccio.

    Come accade nelle imprese che passano alla storia, Barbara non si è ancora del tutto abituata a essere definita campionessa del mondo. Le fa strano quando qualcuno la chiama così e non le sembra vero di possedere quella “magica” medaglia d'oro. Racconta quella fantastica impresa facendo rivivere con grande emozione a chi l’ascolta ogni singolo momento di quel giorno che l'ha portata sul tetto del mondo.

     

    © RIPRODUZIONE RISERVATA