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In Giro: tappa di pioggia e di cadute a Jesolo

22 May 2015
di Filippo Cauz
La tappa di Jesolo che porta Fabio Aru in maglia rosa intreccia le storie di diversi protagonisti. Ne scegliamo sei, come ogni giorno, per raccontare la storia di questo Giro, in giro per l'Italia
In Giro: tappa di pioggia e di cadute a Jesolo

In giro: tappa di pioggia e di cadute a jesolo

E' un Giro d'Italia strano questo, dove i maggiori sconvolgimenti alla classifica generale sono arrivati sin qui dalle tappe più facili, quelle assegnate fin dalla vigilia allo scontro tra i velocisti. A Jesolo una caduta nel finale porta una maglia rosa a Fabio Aru e una vittoria di tappa bella e sospirata per Sacha Modolo: due dei sei personaggi che scegliamo per raccontare la storia di questa giornata in Giro.

In testa
Sembrava non fosse più capace di vincere, invece Sacha Modolo si sblocca andandosi a prendere una delle tappe per velocisti più contorte di tutto il Giro. Una tappa disegnata come una tavola da surf, e finita con i corridori a scivolare sulle onde di un asfalto bagnato che ha generato più distacchi dei dodici giorni precedenti. E Sacha Modolo, supportato da un'ottima Lampre - Merida, finalmente a braccia alzate davanti a tutti.

In coda
Le cadute oggi hanno riscritto la classifica per questioni di secondi, ma domani inizia un altro Giro d'Italia, prima con la lunga crono di Valdobbiadene e poi con le grandi montagne. Da domani la classifica si riscriverà con i minuti, e per chi sta in coda anche con le decine di minuti. In coda, prima di questo nuovo Giro, c'è ancora Marco Coledan. Maglia nera della corsa ad oltre 3h15' dalla testa. Stiamo attenti a questa gara nella gara, perchè ci saranno più sconvolgimenti qui che in testa nei prossimi giorni.

In salita
Per vincere nel ciclismo ci vogliono le gambe, la testa, il cuore e pure una certa dose di buona sorte. Non sappiamo se Fabio Aru vincerà mai questo Giro, Alberto Contador continua a restare il favorito, ma intanto oggi il sardo si va a prendere una maglia rosa portata sul palco da una miss diversa dal solito: una dea bendata. Un bacio, quello della buona sorte, che nel ciclismo non arriva mai per caso, ma in parte bisogna saperselo andare a cercare, anche dopo aver vissuto la giornata peggiore di tutto il Giro.

In discesa
Mentre Contador e Aru si litigano la maglia per pochi secondi, prosegue la maledizione di Richie Porte, ancora una volta coinvolto in un incidente e finito a oltre 2' dai primi. A differenza di Forlì, questa volta Porte ha trovato subito un gregario che gli passasse la bici, solo che era quello sbagliato: Vasil Kiryienka è infatti un grandissimo compagno di squadra, ma quando si parla di misure di telaio forse risulta un po' troppo grande. I 10 cm di differenza tra la statura del bielorusso e quella del suo capitano si sono notati tutti nella pedalata sbilenca e faticosa con cui Porte ha dovuto raggiungere il traguardo, e salutare per sempre i suoi sogni di gloria in questo Giro.
 
In giro
Uno sprint così pericoloso, su una strada bagnata e con continui rilanci e scarti di direzione, non poteva che esaltare un amante delle corse pericolose come Eduard Grosu, uno che -a 23 anni- la sua carriera su strada deve ancora scriverla tutta, ma che negli ultimi si è divertito a gareggiare e vincere nelle criterium: gare urbane velocissime, disputate su strada con bici da pista. Oggi Grosu deve aver respirato lo stesso spirito nel finale di Jesolo, e ha raccolto un 5° posto che è di fatto il piazzamento più importante della sua giovane carriera.

In Italia
Per quanto vada premesso che i velocisti di primissimo piano questo Giro l'hanno disertato del tutto, da quanti anni non si vedeva una volata di gruppo con tre italiani ai primi tre posti? La statistica viene ri-aggiornata sul rettilineo di Jesolo, dove dietro al vincitore Sacha Modolo si piazzano l'immancabile Giacomo Nizzolo ed Elia Viviani (che fa la volata senza squadra): un terzetto di velocisti diversissimi tra loro, uniti per una volta nello scrivere una pagina importante per il presente dello sprint italiano.

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