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L’Enduro world report

9 December 2014
La bicicletta, lo yoga, le nuotate nel lago, il jetlag e la malattia… Hannah Barnes racconta il suo anno di gare, con in testa il Parachute Hes di Met, il più leggero casco integrale del mondo certificato secondo la norma Americana Astm F1952-2032
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    L’enduro world report

    Hannah Barnes, atleta del team Met e Bluegrass, ha trascorso la stagione agonistica partecipando alle tappe dell’Enduro world series, che l’hanno portata in giro per il mondo. Per affrontare queste sfide ha dovuto passare giorni estenuanti viaggiando in furgone, senza vestiti di ricambio asciutti e con un conseguente malore che l’ha costretta a non partecipare a una delle gare. Per fortuna, ci sono stati anche molti giorni felici ed emozionanti, che le hanno permesso di visitare luoghi incredibili, di ottenere grandi risultati e di vivere momenti davvero divertenti.

     

    In testa il Parachute Hes di Met

    Si tratta del più leggero casco integrale del mondo certificato secondo la norma Americana Astm F1952-2032, l’unica autorità in materia di caschi integrali per biciclette. Parachute pesa 700 grammi nella taglia M. Parachute è ideale per l’Enduro e consente di affrontare salite e discese indossando lo stesso casco.

    Ha il sistema di ritenzione occipitale Safe-T Advanced che permette di regolare con precisione la misura, garantendo confort e massima sicurezza. Lo scheletro omotetico incorporato permette una migliore dissipazione della forza in caso d’impatto. L’imbottitura frontale Gel 02 permette un’igiene incomparabile: inodore, si adatta morfologicamente alla fronte mantenendola fresca. Il passante posteriore permette di mantenere al proprio posto il nastro della maschera. Il nostro supporto per l’action camera adatto a tutti i tipi di prodotto si installa e si rimuove da Parachute in modo semplice e veloce. 

     

     

    Ecco il suo racconto…

    Per me la stagione è cominciata vicino a casa, in Scozia, a Peebles per l’esattezza. È stato davvero bello gareggiare in un campionato internazionale vicino a casa, così anche i miei genitori sono riusciti a venire ad aiutarmi e supportarmi. Il tempo è stato molto umido durante la settimana prima della gara, di conseguenza i percorsi si sono rivelati estremamente scivolosi. Ho provato per tre giorni, la gara è durata due, in pratica, sono stata cinque lunghi giorni sulla mia bici.

    Vivere nel van è stato molto difficile, specialmente perché dovevo lavare tutte le mie cose e sperare che si asciugassero! Non c’era nessun tipo di trasporto per risalire le montagne e otto circuiti significavano un sacco di salite ogni giorno, quindi una gara davvero impegnativa! Ho faticato molto per riuscire ad entrare nel ritmo e non ero molto felice dei miei  risultati, ma nel complesso è stato un piacere cominciare la stagione in Scozia.

    Per la tappa successiva, ho affrontato un lungo viaggio in van fino a Vailloire in Francia. Questo paese è situato tra aspre montagne e il famoso Col Du Galibier. Inutile dire che alte montagne significavano solo una cosa: lunghe piste difficili. Secondo le regole dell’Enduro francese è possibile effettuare una sola prova e se si vuole visionare meglio il tracciato l’unica soluzione è percorrerlo a piedi. Ho deciso di risparmiare le mie gambe ed eseguire l’unica prova a mia disposizione. Essendo un resort di montagna erano presenti funivie, così il viaggio per arrivare alla partenza del primo stage è stato molto semplice. Le piste erano eccezionali, tipiche dell’Enduro francese old-school, con un percorso largo e diverse opzioni. Mi è piaciuto gareggiare a Valloire, è stata una vera sfida, con alcune speciali molto lunghe!

    Il viaggio in van è continuato a La Thuille in Italia, per la tappa successiva. Con una vista panoramica sul monte bianco, la Thuille è una destinazione ideale per una gara. La possibilità di provare il percorso e numerosi impianti di risalita, mi hanno dato  l’opportunità di fare delle prove eccezionali! La Thuille ha alcune piste incredibili ed è stato divertente provarle. Anche se eravamo in Centro Europa a giugno, la temperatura è sempre stata molto bassa. Arrivata sulla parte più alta della montagna, sono stata travolta da una vera e propria tempesta di neve.

    È stato un po’ strano essere la settimana prima al sole cocente di Valloire e solo una settimana dopo trovarsi sotto la neve! Sono scesa il più velocemente possibile dalla montagna per riscaldarmi a valle con un buon cappuccino italiano.Con il tempo così brutto, durante la settimana tra le prove e le gare, tutti i riders  hanno finito per passare  molto più tempo del solito a riparo nei bar di La Thuile. La gara è stata una vera sfida, i percorsi erano incredibili e sono stata molto felice di finire il weekend con una solida posizione.

    Dopo questa fantastica gara ci siamo diretti all’aeroporto a prendere un aereo per il Colorado per la nuova tappa dell’Ews. Winter Park è una piccola località sciistica situata nelle montagne rocciose vicino a Denver, è situata a 2.800 metri più in alto di La Thuille! Combinata con il Jet lag, l’altitudine è stata una vera sfida, dopo la mia prima prova sono rientrata all’appartamento e ho riposato ben quattro ore. I percorsi del Winter Park erano completamente diversi da quelli affrontati in Europa, molto più piatti e più fisici, costruiti con numerosi terrapieni e salti. C’era un mix tra veri e propri pezzi di Downhill e lunghe pedalate. La gara si è sviluppata in tre giorni, intervallati da prove e stage di gara. Mi piace molto che ogni tappa venga organizzata in modo diverso, in base al paese e all’organizzatore.

     

    Ho perso l’aereo…

    Da Winter Park ho preso l’aereo per Vancouver (direzione Whister) per un paio di settimane. Mi sono distratta nella sala d’attesa delle partenze e ho perso il mio volo, così sono arrivata un giorno più tardi del previsto.

    C’erano due settimane di pausa tra le due tappe del Ews, così ho affittato un piccolo appartamento con Anka Martin e ogni giorno siamo andate in bicicletta, abbiamo fatto yoga e nuotato nel lago. Il paradiso! Purtroppo è arrivato il momento della gara, ero così felice di rimanere lì! Whistler ha alcune delle più divertenti piste del mondo, ma per la gara sono state scelte quelle più difficili della zona. C’erano molte sezioni che mi spaventavano e sono caduta parecchie volte durante le prove. Tutti i partecipanti si sono accorti della difficoltà delle piste e molti riders hanno avuto i miei stessi problemi. La gara a Whistler era organizzata per in un’unica giornata divisa in cinque stages. Il percorso è andato molto bene, ho guidato molto meglio di quanto mi aspettassi dopo le disastrose prove. Mi sono sentita forte per tutto il giorno e dopo l’ultimo stage “Top of the World” realizzata per l’aver finito una gara così dura! Mi è piaciuto moltissimo gareggiare a Whistler, non vedo l’ora di tornarci!

     

    La Finale a Finale!

    Dopo Whistler c’è stata una lunga pausa fino all’ultima gara! La Finale a Finale! Finale Ligure è uno dei miei posti preferiti nel mondo, amo andarci alla fine della stagione quando sta per arrivare l’autunno.  Il clima di solito è ottimo, il mare caldo e il gelato delizioso! Lo scorso anno a Finale i percorsi erano veloci aperti e incredibilmente tecnici. Quest’anno hanno completamente cambiato la tipologia di percorso: decisamente più stretto, meno veloce.

    Venerdì pomeriggio ho cominciato a sentirmi poco bene, e Sabato stavo decisamente male. Ho deciso di riposarmi, è stata una giornata orribile, mi sentivo accaldata, avevo i brividi di freddo nonostante fuori facesse molto caldo. Quella sera sono crollata a letto alle 8 e non mi sono svegliata fino alla mattina successiva. Domenica mi sentivo ancora peggio del giorno prima e ho dovuto, a malincuore, prendere una decisione difficile: ritirarmi dalla gara. È stato davvero un peccato dover perdere giorni di gara, specialmente l’ultimo round dell’anno, ma sento che è stata la decisione giusta. Avrei fatto peggio se avessi scelto di correre in quelle condizioni.

    Considerando complessivamente la stagione, posso dire che è stato un anno pieno di contrasti. Ho tanti fantastici ricordi per aver corso in posti bellissimi, con delle ottime  prestazioni e conoscendo fantastici amici.

    L’unica cosa che mi ha colpito è stata la difficoltà delle gare. Ogni fine settimana è stata una nuova sfida: la guida tecnica, le condizioni meteo estreme e le grandi salite, tutto per mettermi alla prova. Dopo un in inverno in Nuova Zelanda, arriverà presto la nuova stagione 2015!

     

    In testa il Parachute Hes di Met

    Si tratta del più leggero casco integrale del mondo certificato secondo la norma Americana Astm F1952-2032, l’unica autorità in materia di caschi integrali per biciclette. Parachute pesa 700 grammi nella taglia M. Parachute è ideale per l’Enduro e consente di affrontare salite e discese indossando lo stesso casco.

    Ha il sistema di ritenzione occipitale Safe-T Advanced che permette di regolare con precisione la misura, garantendo confort e massima sicurezza. Lo scheletro omotetico incorporato permette una migliore dissipazione della forza in caso d’impatto. L’imbottitura frontale Gel 02 permette un’igiene incomparabile: inodore, si adatta morfologicamente alla fronte mantenendola fresca. Il passante posteriore permette di mantenere al proprio posto il nastro della maschera. Il nostro supporto per l’action camera adatto a tutti i tipi di prodotto si installa e si rimuove da Parachute in modo semplice e veloce.  

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