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Fondriest Tf3 1.2

18 settembre 2013
Design moderno e di grande personalità, la forcella a curvatura invertita e il reggisella aero dal look integrato sono gli elementi distintivi. Questa Fondriest alza il "tiro"
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    Fondriest tf3 1.2

    La Tf3 1.2 si posiziona a metà della gamma strada del marchio Fondriest. Il telaio riprende soluzioni stilistiche e tecniche della sorella maggiore Tf2 1.0 (vedi fascicolo di Ciclismo Febbraio 2013), ne risulta un look aggressivo e di forte personalità.

    Il telaio e la forcella

    Il telaio della Tf3 1.2 è realizzato in monoscocca con carbonio unidirezionale Toray con carico di rottura di 50 ton/cm2. Quello che interessa in termini pratici è il risultato: un telaio rigido, ma con una certa dose di smorzamento, mix che lo rende adatto alle lunghe distanze e a un pubblico vasto. Ciò che della Tf3 1.2 cattura subito l'occhio è l'arco formato dal top tube e dai foderi verticali del carro, forma che accentua lo sloping del telaio. Guardando più da vicino, si colgono le sezioni elaborate e le nervature dei tubi che trasmettono una sensazione di forza e solidità. In particolare, l'obliquo e l'orizzontale sono scatolati a sezione oversize e pressoché costante. Il primo ha una sezione esagonale a base larga, superfici regolari e spigoli arrotondati. Il secondo ha un aspetto più muscolare e prosegue fino ad avvolgere la parte superiore del tubo di sterzo, formando una sorta di naso che irrigidisce il comparto rispetto a torsione. Il nodo sella è disegnato per ospitare il collare in alluminio di bloccaggio del reggisella, le cui linee si fondono senza soluzione di continuità con quelle del telaio. Il reggisella monoscocca con profilo aero è lo stesso della top di gamma Tf2 1.0, ma con il carbonio ud al posto del 4x4 twill. L'effetto estetico complessivo è il tipico aspetto del reggisella integrato, ma con tutti i pregi in termini di regolazione e versatilità di una soluzione tradizionale.

    Il piantone - unica concessione all'aerodinamica insieme al reggisella - passa da una sezione superiore ovalizzata  a quella inferiore circolare, avvolgendo la ruota posteriore nel tratto di transizione. La scatola del movimento centrale è predisposta per le classiche calotte esterne con filettatura bsa e si presenta scavata, senza grandi raccordi fra le basi dei tubi che vi convergono. Il carro si compone di un generoso monobox inferiore con foderi sottili e rettilinei a sezione orientata e di un wishbone verticale con pendenti leggermente sciancrati. I forcellini sono anch'essi in composito, protetti sulle due facce da un inserto in alluminio. Il telaio è prodotto in un'unica versione dotata di boccole e tappi intercambiabili che lo rendono compatibile sia con i gruppi meccanici che elettromeccanici. Il passaggio di cavi e fili è tutto interno mentre la batteria Eps o Di2 trova posto sull'apposita staffa da montare sotto il porta borraccia. La forcella Reflex ha lo stesso disegno di quella adottata sulla sorella maggiore, con la sola differenza della fibra che in questo caso è ud. È una full carbon monoscocca con pivot conico - predisposto per cuscinetto superiore da 1 1/8" e inferiore da 1,5" - e puntalini in carbonio con faccette di protezione in alluminio. La curvatura inversa dei foderi si sposa alla perfezione con l'andamento arcuato del top tube e dei pendenti verticali.

    Componentistica e gamma

    La bici in prova è montata con il gruppo Campagnolo Chorus 11v completo. Inconfondibili la guarnitura Ultra Torque Carbon, qui in versione compact 50/34, e i comandi Ergopower Ultra-shift con le leve in fibra di carbonio. Le ruote sono le Fulcrum Racing 3 per copertoncino gommate con un paio di Schwalbe Lugano da 23 mm. Completano il kit il drive set in alluminio Fsa, formato dall'attacco Os-190 e dalla piega Vero compact, e la sella Selle Italia X1.

    Oltre a quello provato, sono disponibili gli allestimenti Athena 11v (anche Eps),  Dura Ace 9000 11v, Ultegra 10v (anche Di2), Ultegra mix 10v e 105 10v. Tutti sono forniti solo con guarnitura compact 50/34, tranne il Dura Ace, l'unico disponibile anche con il 53/39 e il 52/36. Le tante opzioni di ruote - una sessantina le combinazioni ruote/gruppo - consentono al ciclista di trovare il desiderato equilibrio fra prestazioni, pesi e costo. I prezzi partono dai 2.350 euro dell'allestimento Ultegra mix con ruote Shimano R501, per arrivare ai 10.150 euro della versione Dura Ace abbinata alle preziose Lightweight Milenstein. Molto ampia la scelta sotto i 4.000 euro, con una decina di varianti sotto i 3.000. Il kit telaio (comprensivo di reggisella e forcella) è disponibile al prezzo di 1.590 euro in quattro colorazioni.

    La prova

    Il primo feedback che abbiamo ricevuto dopo le prime pedalate è stato di grande stabilità. La Tf3 1.2 è una bici “quadrata”, nel senso che, pur essendo un prodotto di alta gamma, infonde grande sicurezza al ciclista che la utilizza. È soprattutto l’avantreno che ci ha convinto. Sembra di condurre una moto invece che una bici che pesa poco più di sette chili. Le andature “toste” in pianura e la discesa sono i suoi terreni preferiti. In questi contesti dà il meglio perché non tentenna mai, rassicura e consente di spingere a fondo spostando il limite naturalmente più in là. Quando è richiesta brillantezza, in questa configurazione, purtroppo paga qualche etto di troppo. Un peccato, perché il comportamento del telaio è catalogabile tra quelli top per rapporto peso-potenza, pur non essendo troppo sofisticato. Molto bene il reggisella che, nonostante la forma ellittica, scorre bene all’interno del verticale e consente regolazioni millimetriche.  

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