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Test su treadmill

14 August 2014
L'analisi dell’appoggio del piede senza scarpe e senza calze, a differenti velocità e inclinazioni
Test su treadmill

Test su treadmill

La corretta postura da tenere in bicicletta è il cruccio della maggior parte dei ciclisti. La domanda che bisogna porsi, per gli operatori del settore, è relativa a chi si ha davanti: un ciclista senza evidenza di problemi posturali o un ciclista con problemi alla schiena, alle ginocchia, al piede. Nel secondo caso è meglio adottare la posizione al difetto oppure prima correggere il difetto e poi studiare il giusto assetto sui pedali?

Per meglio capire, citiamo il caso interessante di un ciclista che percorre distanze ad alto chilometraggio e con caratteristiche da scalatore. La sua storia racconta di una distorsione e di una rottura dell’articolazione della caviglia. L’infortunio risale a parecchi anni prima il nostro incontro, ed era stato curato secondo le normali procedure mediche. A ciò era seguita la riabilitazione. La richiesta del ciclista è stata quella di valutare la posizione in bicicletta.

Si presentavano due possibilità nel procedere: valutare la posizione in sella, senza valutare la biomeccanica dell’appoggio del piede, oppure valutare prima la condizione del piede e successivamente procedere alla misurazione del telaio e della posizione in sella.

Si è optato per la seconda soluzione. La valutazione ha comportato differenti step. Il primo riguardava l’appoggio del piede durante un breve tratto senza scarpe e senza calze. Si è trattato di una prima analisi che ha permesso di capire che l’appoggio sul piede, che in passato aveva subito l’infortunio, non era completo. Nel secondo test il nostro ciclista ha camminato su treadmill a differenti velocità e inclinazioni, mentre una videocamera riprendeva il movimento che è poi stato analizzato e studiato in sequenze. Questo test confermava in maniera oggettiva che il piede si appoggiava solo sulla parte anteriore, in un movimento molto simile a quello di uno zoccolo di cavallo. La terza valutazione, che è stata fatta alla leg-press, dimostrava come il piede durante la fase di spinta appoggiasse solo sulla parte laterale esterna, con evidente rischio di sviluppo di fascite plantare. Durante la spinta, inoltre, lo sforzo laterale era talmente ad alta intensità da andare a sovraccaricare l’articolazione del ginocchio.

La correzione

A questo punto è stata fatta una correlazione tra il piede in questa condizione e quello che sarebbe successo se fosse stato adattato a un pedale e a un telaio, fatto anche su misura, senza prima essere stato corretto. Per spiegare meglio useremo l’esempio della porta con un ostacolo.

Immaginiamo di volere aprire una porta dietro la quale si trova un mobile. Dobbiamo fare doppia fatica per vincere la resistenza della porta e del mobile. Quando spingiamo, di solito non riusciamo a spingere in maniera sagittale, cioè in avanti, poiché la resistenza è tale che iniziamo a spingere di lato e a sviluppare un movimento di torsione che va a ripercuotersi sulla spalla e sulla colonna vertebrale in maniera negativa. Lo stesso accade per il piede durante la pedalata. Essendo in blocco articolare deve esercitare all’interno della scarpa e sul pedale, anche se fatto su misura, una forza non solo di spinta in avanti, quindi sulla punta, ma, proprio a causa della non completa mobilità, una forza centrifuga, quindi rivolta all’esterno.

A questo punto, come compensazione,l’articolazione dell’anca tende a lussarsi. Al nostro ciclista è stata fatta una manipolazione secondo la fisioterapia biomeccanica (in base al concetto Sohier) che ha riportato il piede alla mobilità originale.

Il dopo correzione

Il ciclista ha poi dovuto effettuare un ciclo di allenamento specifico per la mobilità del piede, dell’anca e del bacino, nonché di rinforzo della la muscolatura del quadricipite. Per essere finalmente pronto a prendere le misure del telaio, del pedale e della posizione ottimale da mantenere in sella.

I principali difetti del piede

Ci sono difetti congeniti, cioè dalla nascita, e altri che si sviluppano nel corso del tempo e durante l’attività sportiva. Alcuni possono essere dovuti a traumi altri a posture scorrette. Un piccolo auto-test è quello di guardare la suola della scarpa e vedere se il consumo è uniforme oppure se è maggiore in punta, sul tacco o di lato e se il consumo è uguale in entrambe le parti. 

(di Nathalie Biasolo)

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