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Cannondale Scalpel 29

29 gennaio 2014
Equilibrio perfetto tra prestazioni in salita e discesa: è il mezzo ideale per Cross country e Marathon
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    Cannondale scalpel 29

     

    Cannondale, è una delle pochissime aziende che non ha ancora in catalogo una mountain bike da 27,5". Scelta tecnica, oggi come oggi, forse discutibile nel settore All mountain/Enduro, visto anche la tendenza del mercato, ma tutto sommato condivisibile per quello che riguarda il settore Cross/country Marathon. In questa fascia di mercato riservata ad agonisti e "grandi pedalatori", Cannondale, convinta della supremazia dello standard da 29", ha, infatti, smesso di proporre anche le 26" e si è concentrata esclusivamente sui modelli da 29". Probabilmente perché  può vantare una delle full da 29" più prestazionali e versatile presenti sul mercato. L'abbiamo provata nella versione Team e, in effetti, non ci ha fatto per niente rimpiangere la ruota intermedia ne tanto meno quella da 26".

     

    Il telaio

    La bella struttura della Scalpel, caratterizzata dalle linee curve sia dell'orizzontale sia dell'obliquo, ha peso e rigidità torsionale da fare invida a qualsiasi mezzo da agonismo. Il telaio in fibra Ballistec Hi-MO  pesa 1.850 grammi senza ammortizzatore. Ottimo risultato, considerando anche l'aspetto massiccio e le larghe sezioni che sono sinonimo di rigidità, ottenuto grazie ad una costruzione in carbonio ad altissima resistenza, anche per quello che riguarda gli impatti esterni. Le fibre high modulus, invece, sono utilizzate nelle zone nevralgiche  per incrementare la rigidità della struttura monoscocca, rigidità comunque garantita da sezioni e forme decisamente muscolose, soprattutto nella zona bassa e anteriore del telaio.

    La geometria è ispirata dalla Flash 29" , quindi con un'impostazione molto racing, ma è più compatta e si caratterizza anche per la combinazione di un angolo sterzo più chiuso della media e di un carro relativamente corto (444 mm), il che determinano un interasse paragonabile alle 26". Anche l'altezza del movimento centrale è molto contenuta e simile rispetto la versione originaria, mentre, ovviamente, risulta ulteriormente rialzato l'anteriore. Per questo motivo la Scalpel  è fornita con il nuovo attacco integrato con inclinazione negativa di -15° e sistema di spessori per variarne l'altezza. La Scalpel è stata una delle primissime full suspended senza snodi. Nel progetto originario, quindi, il carro posteriore era attivo solo grazie all'elasticità dei foderi in fibra di carbonio. Questa scelta tecnica, ovviamente praticabile solo con escursioni limitate, era stata  intrapresa per ridurre pesi ed evitare giochi alla sospensione. Sono gli stessi principi che hanno guidato tutte le successive evoluzione della Scalpel, fino a quest' ultima con le ruote da 29" che, però, ha necessariamente un distinguo rispetto le precedenti.

    La sospensione della Scalpel 29", infatti, non è totalmente "Zero- Pivot" come lo era, invece, quella utilizzata sulla 26". In realtà lo schema ammortizzante è un single pivot con uno snodo del tipo flottante tra foderi bassi e telaio, servito da un vero e proprio perno passante da 15 mm in corrispondenza del link ammortizzatore( Sistema Ecs-tc) I foderi posteriori, invece non hanno snodi ma flettono verticalmente, ma non orizzontalmente, grazie alla specifica costruzione delle fibre di carbonio che sono orientate a 45° rispetto ai foderi stessi. Questa differenza  è dovuta alla maggiore escursione della 29", (100 mm) e con una curva di progressione più lineare rispetto alla versione precedente da 26". Quando si parla di un telaio Cannondale bisogna necessariamente ampliare il discorso anche ad alcuno componenti dedicati che sono progettati per l'uso specifico con quel telaio. Si chiama System integration e contempla la forcella Lefty (in questo caso nella esclusiva versione Xlr carbon) l' attacco manubrio/canotto sterzo Opi e la pedivella Hollowgram SL con movimento centrale Press-fit Bb30. Un unicum sviluppato dalla stessa Cannondale che consente di ottenere quei risultati di peso complessivo della mtb, e di integrazione del sistema, che pochi possono vantare e che rendono le Cannondale bici assolutamente originali.

     

    Le sospensioni

    L'elemento forse più rappresentativo di quanto detto è la forcella Lefty, che nella versione  Carbon 29 Xlr montata su questa Scalpel pesa appena 1.332 grammi. Utilizza il nuovo sistema di cuscinetti ibridi sigillati, presentato come estremamente affidabile e quindi in grado di garantire intervalli di manutenzione molto lunghi. Il design si caratterizza sempre per le doppie piastre, servite da un canotto sterzo oversize, studiate per distribuire i carichi in maniera più uniforme e, nonostante la soluzione dello stelo singolo, garantire maggiore resistenza e rigidità. Il sistema ammortizzante utilizza una cartuccia sigillata che mantiene l’aria e l’olio separati in modo da evitare emulsioni e relativa perdita di prestazioni. Lo scorrimento dello stelo nella gamba, a design rovesciato, è assicurato da un sistema di cuscinetti ad aghi ibrido. Significa che all'originale sistema ad aghi, da sempre utilizzato da Cannondale, è stato recentemente aggiunto il supporto  di una boccola di scorrimento inferiore che garantisce ancora maggiore rigidità e scorrevolezza.

    Tra le altre peculiarità delle nuove Lefty, c'è il design "quadrato" dello stelo le piste dei cuscinetti ad aghi creano un’interfaccia di tipo “quadrato su quadrato” tra fodero e stelo, impedendo ai due tubi di ruotare l’uno rispetto all’altro. Un altro elemento di rigidità è dato dal fatto che lo stelo inferiore, in un unico pezzo integrato (Opi), e il perno conico con diametro da 25 mm a 15 mm, sono forgiati da un unico pezzo di alluminio, mentre il fodero esterno, altrettanto rigido, è strutturato  in carbonio unidirezionale multistrato. Il complesso sistema ammortizzante aria/olio della Lefty (realizzato in esclusiva per Cannondale dalla Rock Shox) nella versione Xlr è gestibile attraverso il Two Damper Control Options, il comando idraulico remoto al manubrio X-loc con regolazione del ritorno che consente di bloccare contemporaneamente sia la forcella sia l'ammortizzatore Rock Shox sul posteriore. L'escursione per entrambe le sospensioni è di 100 mm.

     

    Componentistica e gamma

    La gamma Scalpel  è realizzata con modelli allestiti sia con il telaio in carbonio Ballistec sia con la versione in lega SmartFormed. Quest'ultima rappresenta una valida alternativa per spendere molto meno ( due allestimenti base con prezzi di 2.499 e 2.999 euro) ma assicurandosi comunque un mezzo con la stessa impostazione e geometria. Rimanendo nell'ambito dei telai in fibra di carbonio, gli allestimenti di serie sono tre, tutte di altissima gamma con prezzi che partono da 4.499 euro per la versione "base" Scalpel 2, fino a 8.999 euro, il prezzo della bellissima e molto aggressiva Carbon Black Inc, che sostituisce la precedente Ultimate. Allestita con Lefty carbon Xlr 100 mm, cerchi Enve con mozzi Chris King, reggisella telescopico Rock Shox Reverb Stealth,  manubrio Enve, componenti  Xtr con guarnitura Cannondale Hollowgram Sisl2, pesa circa 10,5 kg.

    Si tratta, quindi, di una versione sì leggera e corsaiola, ma anche molto versatile grazie alla trasmissione 2x10 e al reggisella telescopico. La Team protagonista della nostra prova, invece, è la versione prettamente racing, quella per intenderci utilizzata da Fontana e Fumic alla massacrante Cape Epic. Pesa quasi un chilo in meno (circa  9,6 kg) e paradossalmente costa anche meno: 6.999 Euro di listino. Questo perché è assemblata con trasmissione Sram 1x11 (Xx1). Per il resto si caratterizza per la Lefty Carbon Xlr 100mm, ruote con cerchi Enve in carbonio e mozzi Dt Swiss 340, impianto freni Avid Xx.

     

    La prova

    Avevamo provato la Scalpel Carbon 29" nel 2011, non appena uscita. Anche allora, come oggi, nonostante differenze nei componenti e nell'allestimento, eravamo arrivati alla conclusione che l’etichetta di full da agonismo, per quanto  più che meritata, le vada un po' stretta. Si tratta, in effetti, di una full con notevolissime prestazioni di leggerezza e reattività che la rendono quindi estremamente competitiva in ambito agonistico, soprattutto per le Marathon, ma anche per il Cross country. Ma  la grande facilità di guida e la maggiore stabilità sui fondi sconnessi offerta dalle ruote oversize, insieme alle elevate doti di rigidità e compattezza del telaio, ne fanno anche un mezzo efficace e divertente anche per l'escursionismo. Forse anche per questo motivo in Cannondale hanno messo al top della gamma la più versatile Black Inc, pensata sia per l'uso agonistico sia per quello escursionistico, e non la più radicale Team.

    Intendiamoci, telaio e forcella, quindi anche la geometria, sono le stesse. Però per guadagnare quei circa 900 grammi di leggerezza , ed avere quindi un peso effettivamente straordinario per una full da 29" di serie, si è optato per un ammortizzatore con meno regolazioni e versatilità, il reggisella fisso e la trasmissione 1x11. Tutti elementi che caratterizzano inequivocabilmente l'impostazione racing, donando alla Team un elevato potenziale agonistico, soprattutto in salita. In effetti, se si prende in considerazione il target dell'agonismo puro, la Scalpel Team è un mezzo molto performante ma anche versatile. Perché, se in salita il peso può essere leggermente superiore alle più leggere hardatil (che però siamo sicuri non possono essere altrettanto performanti sulle erte più tecniche), e in termini di accelerazione e rilancio si può spendere qualcosa in più rispetto ad una classica 26" o alle 27,5, in discesa non è davvero facile trovare un cross country/marathon con queste prestazioni. Soprattutto questa facilità di guida sui fondi più  sconnessi e nel ripido trialistico. Il merito è del giusto equilibrio tra la geometria compatta, la reattività del telaio e la grande stabilità e sicurezza che offrono le ruote da 29".

    La Scalpel 29, quindi, infonde un ottimo feeling, nonostante l'anteriore un po' alto, molto diverso da quella sensazione di lentezza e ingombro a cui rimandano alcune 29". La stabilità, la capacità di mantenere con precisione una traiettoria, soprattutto sui fondi più sconnessi o sulle pietraie, è la prerogativa di questa bici, che però risulta anche estremamente maneggevole e reattiva. La Scalpel non è comunque una tritasassi, nonostante la facilità di guida che offre anche sui percorsi più tecnici, e richiede comunque una certa capacità di incassare urti e vibrazioni. Le sue sospensioni sono pensate prevaletemente per l'uso agonistico, con una notevole progressività che rende difficile con un sag del 15 o 20% sfruttarne appieno la corsa. La reazione sullo sconnesso, per quanto stemperata dalle ruote grandi, è quindi piuttosto severa (anche se molto più generosa di qualsiasi hardatil e di molte full), soprattutto quando le velocità aumentano. A meno di non osare con tarature più morbide, addirittura oltre il 30% che consentirebbero di sfruttare appieno la corsa ma che che renderebbero meno stabile la sospensione durante la pedalata.

    In ogni caso, il control remote combinato per forcella e ammortizzatore contemporaneamente, in effetti, consente di fare la taratura specifica per la discesa, perché tanto in salita si può bloccare tutto con un clik. Per il giusto comfort e grip necessari in fase di spinta in genere sono sufficienti l'elasticità dei tubeless e la capacità delle ruote grandi di spianare meglio le sconnessioni. Anche rispetto alle tanto decantate 27,5. Usata in ambito escursionistico, come trial bike dalle notevole prestazioni, il potenziale della Scalpel è altissimo, ma limitato dalla trasmissione 1x11 e dal reggisella. Nello specifico, la corona anteriore da 32 denti abbinata alle ruote da 29", può essere perfetta per biker molto allenati ma anche un po' "dura" per granfondisti (meglio quella da 30 denti) che devono affrontare salite molto lunghe e ripide o, più semplicemente, vanno in crisi. La doppia, in ogni caso, offre maggiore versatilità per tutti, anche perché l'equilibrio della geometria, la leggerezza e il notevole grip consentirebbero di salire qualsiasi "muro", sarebbe quindi un peccato mettere i piedi a terra perché i rapporti sono troppo duri. Il reggisella telescopico, invece, siamo convinti si diffonderà ben presto anche sulle bici da Marathon e affini. La differenza di peso è ancora elevata, ma chiunque abbia mai provato ad abbassare la sella in una lunga e difficile discesa tecnica sa anche che i benefici in termini di velocità e sicurezza sono elevatissimi.

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