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La pedalata (parte 2)

8 agosto 2015
di Gianni Pederzolli
Analizziamo la pedalata dal punto di vista tecnico-meccanico e facciamo una panoramica sugli esercizi adatti a sfruttare appieno l’articolazione della caviglia, importante nella fase di spinta della pedalata stessa
La pedalata (parte 2)

La pedalata (parte 2)

Abbiamo parlato precedentemente di stile di pedalata e metodi per allenarlo. Curare lo stile non è soltanto una mania degli esteti, ma una prerogativa per chi vuole raggiungere una prestazione di rilievo, poiché, durante lo sforzo, il nostro piede si comporta nel modo in cui è stato abituato a muoversi. Vediamo ora come diversi fattori meccanici esterni influenzano la pedalata: per esempio, una sella eccessivamente alta determina una pedalata a stantuffo, mentre una sella regolata in modo corretto favorisce un buon gioco di caviglia e una pedalata rotonda. Attenzione anche all’asse dei pedali rispetto alle pedivella o all’inclinazione della scarpa, che alza o abbassa il calcagno durante lo sforzo. Questi fattori possono modificare il nostro modo di pedalare, quindi sia nella scelta dei pedali sia delle scarpe, è necessario andare oltre al semplice gusto estetico.

 

Analisi tecnica della pedalata

In linea di massima, il nostro piede si comporta con una certa regolarità durante il gesto atletico, che, nel ciclista, sappiamo essere metodico e ripetitivo. Partiamo dal punto morto inferiore, in cui la gamba è nella sua massima estensione: qui, il piede assume la posizione di 45° rispetto al piano orizzontale, poi inizia la sua risalita fino a raggiungere i 68° (durante questo movimento, la caviglia oscilla attorno ad un’unica posizione fissa di 76-80°). Alla fine della risalita, il piede arriva al punto morto superiore, in cui la gamba è nella sua massima flessione e la pedivella è parallela al piantone: qui, il ginocchio forma un angolo di circa 70° rispetto al piano orizzontale.

Ora parte la fase di spinta, in cui la velocità di rotazione modifica l’angolo della caviglia di 3-5° ad ogni variazione di 10-15 rpm (nda: più aumentiamo la frequenza di pedalata, più lo sforzo e le forze fisiche modificano la posizione della nostra caviglia). Il ginocchio avanza a causa della forza centrifuga e della contrazione dei muscoli della gamba, che tendono ad accorciarsi  proporzionalmente alla forza da noi applicata sui pedali. Alla fine della fase di spinta il calcagno si sposta verso il basso, imprimendo la massima forza applicata sui pedali: in questa fase non ci sono modificazioni importanti, legate a contrazioni muscolari o a velocità di rotazione.

Analizzare la pedalata e i suoi valori angolari permette al biomeccanico di effettuare ricerche (personalizzate per ogni ciclista) sulla simmetria della pedalata stessa e sui differenti carichi che la gamba destra o la sinistra apportano ad essa, per studiare le eventuali correzioni e ridurre gli indici di dismetria (la dismetria è un’esecuzione alterata dei movimenti, data da fattori morfologici o patologici).

 

Esercizi preventivi per la caviglia del ciclista

In virtù del gesto tecnico, la caviglia del ciclista non lavora sulla sua completa escursione articolare e la spinta del piede coinvolge direttamente solo l’avampiede. L’utilizzo solo di una parte del range possibile di movimento articolare e l’appoggio incompleto del piede, comportano nel tempo una diminuzione delle capacità propriocettive dell’atleta (cioè di quelle capacità che inquadrano nello spazio circostante il nostro corpo). Allenare le caviglie vuol dire effettuare semplici esercizi che favoriscono la reintegrazione rapida di tutto il movimento articolare, per sfruttare al meglio l’articolazione durante la gara ed evitare fastidiosi formicolii o sensazioni di “caviglia bloccata” nel massimo sforzo profuso (salite dure o sprint in volata).

Molti preparatori professionisti sostengono che un ciclista che svolge intensa attività (agonistica o non) per lunghi periodi, è soggetto a squilibri settoriali che incidono negativamente sul rendimento. Per sopperire a tale situazione degenerativa, è necessario consolidare l’organismo nella sua componente muscolo-nervosa, utilizzando esercizi di ginnastica defaticante e miorilassante. Lo stretching (allungamento muscolare) degli arti inferiori è importantissimo, dopo le uscite dure, e può sopperire alla mancanza di un massaggiatore personale, appannaggio dei soli professionisti. La mobilità articolare può essere allenata passivamente, utilizzando un compagno per esercizi di coppia oppure da soli, direttamente impugnando il piede, con movimenti senza carico. Camminate eseguite sui talloni, sulle punte, sull’interno e sull’esterno dei piedi, esercizi di equilibrio su tavoletta instabile ed esercizi che migliorino la risposta ad una perdita improvvisa di equilibrio, sono di facile reperibilità e sicura efficacia (a patto che siate almeno un po’ avvezzi alla ginnastica, se non consigliamo di farvi seguire da un esperto, nel primo periodo).

Questi esercizi non richiedono tempi lunghi, devono solo stimolare il corpo a mantenere una capacità innata, che rischia di essere perduta a causa dei movimenti stereotipati e ripetitivi della pedalata. 

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