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Come ci adattiamo allo stimolo allenante

21 dicembre 2015
di Andrea Vivian
Vi parliamo di supercompensazione e dei differenti tempi di recupero. Impariamo a decifrare i campanelli d’allarme che il nostro fisico ci invia
Come ci adattiamo allo stimolo allenante

Come ci adattiamo allo stimolo allenante

Vi abbiamo parlato della sindrome da sovrallenamento e di come, per scongiurarla, è fondamentale pianificare volume, intensità, frequenza, densità, metodi di recupero e calendario delle gare (clicca qui per leggere la prima parte dell’articolo). I principi dell’adattamento a uno stimolo devono tenere conto del diverso livello individuale di prestazione iniziale. Lo stimolo allenante, applicato per un certo periodo, porta l’atleta verso un progressivo stato di affaticamento.

 

Cosa significa supercompensazione 

Al termine della somministrazione dello stimolo allenante, o a conclusione della gara, durante la fase di recuper,o viene superato il livello prestazionale precedente. Questo processo è denominato supercompensazione ed è alla base della metodologia dell’allenamento. Tutti i tessuti, i sistemi e gli organi coinvolti nella prestazione fisica presentano tempi diversificati di recupero. Nella pianificazione e nella strutturazione di un ciclo di allenamento sarà necessario conoscere i tempi di recupero delle strutture dell’organismo coinvolte.

 

Il calcolo dei tempi

Questi tempi sono calcolati mediamente come segue: allenamento estensivo di resistenza: 12 ore; allenamento intensivo di resistenza: 24 ore; allenamento di resistenza alla forza di 24 ore; allenamento alla forza massima: 36 ore.

 

Dalla ricostruzione completa delle riserve al ripristino le proteine contrattili

Inoltre, la ricostruzione completa delle riserve di creatinfosfato muscolare necessitano mediamente 4-5 minuti; per riequilibrare lo stato acido-basico e consentire la diminuzione del lattato prodotto sono necessari circa 30 minuti; il passaggio dalla fase catabolica a quella anabolica avviene mediamente in 90 minuti; per ripristinare le riserve di glicogeno epatico sono necessarie circa 24 ore; per ripristinare le proteine contrattili consumate durante lo sforzo sono necessari 4-5 giorni.

 

Ma quali sono i sintomi? Impariamo a decifrare i campanelli d’allarme

Elenchiamo alcuni tra i principali sintomi che si evidenziano nel corso di un importante stato di affaticamento. Questi segnali possono fornire all’atleta e al tecnico dei concreti campanelli d’allarme, che lasciano intendere un possibile stato di affaticamento.

 

Sintomi clinici acuti

I sintomi clinici acuti riguardano perdita di peso; sudorazione abbondante; aumento della frequenza cardiaca a riposo e tachicardia; aumento della pressione arteriosa a riposo; alterazione dei ritmi del sonno e dell’appetito; aumento della sensibilità a infezioni batteriche e virali; pallore, occhi infossati, labbra cianotiche, espressioni del viso di sofferenza.

 

Sintomi fisici e muscolari

I sintomi fisici e muscolari si manifestano con diminuzione della rapidità e della forza di contrazione associata a dolori localizzati, difficoltà di coordinazione, crampi e contratture ricorrenti.

 

Sintomi psichici

i sintomi psichici riguardano modificazioni emotive e comportamentali; disattenzione, smemoratezza, desiderio costante di riposo, irritabilità, cefalea e insonnia; inappetenza, disturbi digestivi, febbre, dolore intenso ai fianchi causato da un accumulo di sangue che mette in tensione le capsule del fegato e della milza.

 

Gli esami consigliati

Esame del sangue

L’esame del sangue è importante per verificare aumento della potassemia (livello di potassio nel sangue: valore di riferimento 3,5-5 milliequivalenti per litro); diminuzione della sodiemia (livello di sodio nel sangue: valore di riferimento 136-145 mEq/l); glicemia leggermente diminuita (valore della concentrazione di glucosio nel sangue); anemia moderata (riduzione dell’emoglobina nel sangue al di sotto dei livelli di normalità); aumento dell’ammoniaca ematica; aumento della velocità di eritrosedimentazione (Ves); aumento degli steroidi urinari in una fase iniziale e loro diminuzione in una fase successiva; aumento della creatina ematica e urinaria; aumento del tasso di acido piruvico, lattico e citrico e concomitante abbassamento del pH ematico.

 

Elettrocardiogramma

L’elettrocardiogramma individua modificazioni del tracciato elettrocardiaco, le manifestazioni cardiocircolatorie possibili aritmie extrasistoliche.

 

Esame delle urine

Anche l’esame delle urine è utile per appurare se c’è elevata concentrazione di albumina. Questo fenomeno compare fisiologicamente in soggetti non allenati dopo uno sforzo intenso e prolungato; diminuzione di pH urinario (pH < 4); creatinuria (quantità di creatinina espulsa); aumento delle cotecolamine (ormoni rilasciate dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress); aumento di alcuni enzimi (aldolasi e creatinfosfochinasi).

 

Foto courtesy  Runner's World

 

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