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Quel che la sconfitta ci insegna

7 August 2015
di Andrea Vivian
La sconfitta, per quanto dolorosa e spiacevole, può ampliare le prospettive future e può incrementare la forza che spinge a prepararsi e allenarsi al meglio
Quel che la sconfitta ci insegna

Quel che la sconfitta ci insegna

A volte la sconfitta deriva da situazioni che vanno al di là del controllo dell’atleta (e non dipendono dai suoi errori), che deve essere in grado di distinguere le situazioni che può gestire da quelle che sfuggono al suo controllo. L'energia spesa per cercare di modificare il passato aggrava in lui lo stato d'animo, perché il vissuto risulta essere sempre e comunque incontrollabile. “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio”. Samuel Beckett (scrittore).

 

Un processo di costante crescita, mutamento e adattamento

La sconfitta, per quanto dolorosa e spiacevole, può ampliare le prospettive future e può incrementare la forza che spinge a prepararsi e allenarsi al meglio. La carriera di un ciclista, un giocatore, un nuotatore, uno sciatore… è un processo di costante crescita, mutamento e adattamento. Più egli affina le qualità che gli consentono di vedere la sconfitta come un'opportunità di crescita personale e sportiva, più sarà in grado di beneficiare dei vantaggi che questa “positiva esperienza” ha prodotto e subirne meno le spiacevoli conseguenze. Gli insegnamenti prodotti dalla sconfitta, se presi nel modo corretto, aiutano a vivere e a fare meglio. “Accettare il fallimento è un'attitudine da vincenti”. Alain Robert (arrampicatore).

 

Cosa si intende per resilienza

In questo ambito è importante chiarire la definizione del fenomeno della resilienza. Questa qualità mentale, appartenente ai campioni di tutte le discipline sportive, è definibile come la capacità di un atleta di far fronte agli eventi che turbano il proprio equilibrio personale e sportivo in maniera incisiva. “Ma se sei uomo, ammira chi tenta grandi imprese, anche se fallisce”. Lucio Anneo Seneca (filosofo e poeta).

Il ripristino delle condizioni ideali, in un tempo minimo, consente di fronteggiare efficacemente e con immutata tenacia le contrarietà, dando nuovo slancio alla propria attività sportiva, raggiungendo obiettivi sempre più elevati. “I nostri successi e i nostri fallimenti sono tra loro inscindibili [...]. Se vengono separati, l'uomo muore”. Nikola Tesla (ingegnere).

 

La programmazione degli obiettivi

Sconfitte, partite perse, convocazioni mancate, infortuni, sono episodi che, nella vita sportiva di un atleta, sono ricorrenti. “Non si può avere nessun successo se non si è pronti ad accettare il fallimento”. George Cukor (regista). Abile sarà colui che sarà in grado di non esaltarsi troppo nella vittoria e non abbattersi esageratamente nella sconfitta, ma accettare e comprendere quanto accaduto, analizzare le cause dentro di sé, con il proprio tecnico, con la squadra, con i propri compagni e programmare quanto serve per ridurre gli errori fatti in passato e ripartire.

A medio lungo termine, lo sportivo dovrebbe essere in grado di formulare una programmazione degli obiettivi che siano in possesso di una difficoltà consona al raggiungimento dello scopo prefissato. Obiettivi troppo semplici non consentiranno un adeguato impegno; al contrario, obiettivi troppo complessi condizioneranno negativamente in partenza l'animo dell’atleta.

Immaginare di raggiungere tali obiettivi e il processo necessario a raggiungerli potrebbe essere uno strumento importante da applicare con costanza nel corso della carriera. “Il fallimento è l'origine del successo”. (Proverbio giapponese).

 

Affrontare le sconfitte con fierezza?

Inoltre, se un atleta è fortemente motivato e maturo, egli affronterà le sconfitte con fierezza, si complimenterà interiormente con se stesso, per ciò che di positivo sarà riuscito a compiere, e con l’avversario per l'abilità dimostrata nello sconfiggerlo.

Nel breve, durante le fasi della competizione, egli dovrà cercare di resettare mentalmente quanto accaduto concentrandosi sull’istante, su quello che da lì a poco dovrà eseguire. La mente umana è progettata in modo tale da poter contenere, in un singolo istante, un solo e unico pensiero. Se l’atleta si concentrerà sull’atto che nel breve dovrà svolgere non avrà lo spazio per commiserarsi per quanto di spiacevole è accaduto qualche attimo prima. L’atleta dovrà guardare sempre avanti, al futuro, facendo comunque tesoro degli insegnamenti che il passato gli ha regalato, positivi o negativi che siano stati. “Dimentica gli errori del passato. Dimentica i fallimenti. Dimentica tutto eccetto ciò che devi fare ora, e fallo”. William Durant (filosofo).

 

Per leggere la prima parte di questo articolo.

Foto courtesy  Runner's World 

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