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I muscoli che possono limitare la prestazione

15 October 2015
di Andrea Vivian
Vi parliamo di massimo consumo di ossigeno, acido lattico, meccanismo aerobico e “muscoli limitanti”. Allenare questi è fondamentale per migliorare le nostre prestazioni. Vi spieghiamo cosa sono e come allenarli
I muscoli che possono limitare la prestazione

Negli sport di resistenza, come il ciclismo, spesso viene data poca importanza all'allenamento di una componente muscolare che risulta essere un fattore che può compromettere e condizionare la prestazione: i muscoli limitanti. aumentando lo sf

A determinati livelli di sforzo fisico, nell'atleta, molti muscoli producono l'Atp necessario utilizzando il meccanismo aerobico, altri, invece, possedendo una massa più piccola o una tipologia di fibre differenti, anticipano la produzione di una certa quantità di acido lattico, limitando l'atleta nell'azione motoria che egli si è prefissato. Questi muscoli, nella bibliografia sportiva, vengono definiti “muscoli limitanti”.

Nel ciclista che, a determinate andature, possiede tutti i muscoli che lavorano utilizzando il meccanismo aerobico, con l'incremento dell'intensità di esercizio, alcuni muscoli producono acido lattico in quantità tale da superare la capacità di smaltimento provocando, così, un accumulo di acido lattico che obbligherà l'atleta a ridurre l'intensità dello sforzo oppure, addirittura, a fermarsi. Il delicato equilibrio, che si riscontra a determinate intensità di pedalata, tra produzione e smaltimento di acido lattico, propenderà verso una accumulo progressivo di questo composto chimico.

In molti sport con spiccata componente aerobica come il ciclismo, la capacità di sostenere determinate andature dipende spesso dalla resistenza locale dei “muscoli limitanti”.

Con l'allenamento e con l'incremento del numero di mitocondri, questi muscoli dovranno raggiungere la capacità di utilizzare il più possibile l'ossigeno e l'adattamento a smaltire, con rapidità, l'acido lattico prodotto.

 

La corretta esecuzione del gesto tecnico

Di fondamentale importanza risulta anche la componente legata all'esecuzione del gesto tecnico della disciplina. Ecco che gli atleti, che hanno acquisito con il tempo una tecnica biomeccanicamente corretta, potranno beneficiare di per sé di un fase di produzione di acido lattico posticipata.

Quindi, nell'atleta, per quanto visto poc'anzi, i fattori limitanti potrebbero non essere a livello centrale (ventilatorio, cardiaco oppure circolatorio) ma periferico. In questo caso, l'obiettivo non sarà quello di aumentare il massimo consumo di ossigeno dell'intero organismo ma quello di aumentare il consumo di ossigeno periferico dei muscoli limitanti. Durante la stagione l'atleta dovrà programmare allenamenti a ritmo sostenuto in cui ci sia una certa produzione di acido lattico cercando di abituare l'organismo, nel suo insieme, ad alte concentrazioni di acido lattico consentendo così di allenare organi come fegato, reni e miocardio deputati al suo smaltimento. Si potranno allenare tali organi anche facendo allenamenti nei quali siano previste variazioni di ritmo alternando tratti più veloci, nei quali ci sia una sensibile produzione di acido lattico, a tratti più lenti, nei quali gli organi sopracitati siano impegnati a smaltire l'acido lattico prodotto nei tratti più difficoltosi e impegnativi.

Per adattare il sistema periferico, il ciclista dovrebbe inserire regolarmente momenti allenanti nei quali i muscoli limitanti lavorano a intensità tali da produrre quella quota di acido lattico che sarà la vera causa, spesso sottovalutata, del calo della prestazione.

t-style:italic'>muscoli limitanti lavorano a intensità tali da produrre quella quota di acido lattico che sarà la vera causa, spesso sottovalutata, del calo della prestazione.

 

Per leggere l’articolo dedicato alla disidratazione e al calo della prestazione clicca qui.

 

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